Titolo: Il giglio nordico: Northern lilium (Giorni possibili)

Autore: Alessandra Tito

Genere: fantasy

Caratteristiche: ebook - 2031 KB

Trama: Quando la fantasia travalica la ragione, lo fa spesso suscitando sensazioni intrise sia di leggerezza che di fantastiche magie, molto prossime a mondi impossibili. Tuttavia in questo romanzo la fantasia non si limita a essere una descrizione fantastica, perché si dimostra in grado di aprire la porta al desiderio di superare i propri limiti. La storia che qui è raccontata non è dunque solo una bella storia, o se vogliamo una bella illusione, ma un modo per guarire dai propri mali, quelli che spesso si annidano dentro di noi. La magia racchiusa in questo libro non è più dunque solo una chimera, perché ha la capacità di creare un mondo prodigioso, quello che tramite l'amore sa curare gli uomini dalla loro tristezza.

 

 

{La parte che vi apparirà in nero potrebbe addentrarsi nello spoiler, se non lo volete non leggetelo. Per non farlo basta non passarci sopra con il mouse}

 

Recensione della Tana:

(di Audrey)

 

È la prima volta che mi cimento nella lettura di un romanzo scritto da un’autrice emergente e ammetto che, prima di cominciare, non sapevo bene cosa aspettarmi.

Il giglio nordico è un libro di magia, di streghe e stregoni, di aurore boreali e di amore. Una vicenda che trascende il tempo e si sviluppa nei secoli con armonica delicatezza.

Alessandra Toti è stata per me una piacevole scoperta. Una storia scorrevole, scritta in modo semplice e non prolisso. Ci sono state alcune cose che non mi hanno convinta, ma è raro che un libro mi vada completamente a genio, quindi niente di anomalo in questo campo.

 

La storia comincia proprio con la presentazione della protagonista, Artemisia, una ragazza di venticinque anni la cui voce ci accompagnerà dall’inizio alla fine. La narrazione in prima persona, sebbene da me non sempre amata, è un ulteriore aiuto all’immedesimazione.

Ora, chi mi conosce, sa che io e i personaggi femminili spesso non andiamo d’accordo e Artemisia rientra sfortunatamente nella già chilometrica lista dei miei “no”. Ma anche qui nulla di nuovo, so che è un problema tutto mio, quindi, prendete la cosa molto con le pinze.

Quello che d’interessante la Toti ha fatto, è dare vita a una protagonista che non corrisponde, fisicamente parlando, ai soliti noiosi standard. Artemisia non viene presentata come canonicamente bella, non ha gambe lunghe e fianchi stretti, seni prosperosi e occhi da cerbiatto. Artemisia ha qualche chilo in più, si guarda allo specchio e si vergogna di quello che vede, è una frana sui tacchi e fa diete sbagliate. È una ragazza con la quale, almeno su questo aspetto, ci si può identificare. Poi, ovviamente, c’è il solito fatto che lei è nata per qualcosa di superiore e noi siamo tutti comuni mortali, ma una trama questo libro doveva pure averla e mi pare anche giusto che alla nostra protagonista venga offerto un futuro più interessante e magico di quello che si profila di fronte a noi (almeno ci fa un po’ sognare).

Se c’è una cosa che non sono riuscita ad apprezzare, e qui forse mi addentro un po’ nello spoiler, quindi siete liberissimi di saltare e passare al prossimo paragrafo, è stato il modo in cui il problema con il cibo, che Artemisia si trascina dietro per buona parte del romanzo, viene affrontato. La questione del “saltare i pasti” è ricorrente. La nostra eroina più volte si rifiuta di mangiare, arriva addirittura a sentirsi male, per questo. Eppure quando esce con qualche amico che le intima di infilare qualcosa sotto i denti, lei non si limita a prendere un’insalata, o comunque qualcosa di leggero (e badate bene che è partita di casa con l’intenzione di stare a stecchetto). No, Artemisia, mangia piadine e arancini. L’ho trovato un comportamento davvero sciocco. E per quanto lo scopo del libro non sia pedagogico, a mio avviso (e ci tengo a sottolineare che è una cosa che riguarda me personalmente, che con gente con disturbi alimentare ne ho sempre avuto a che fare), sarebbe stato necessario problematizzare un pochino di più la questione e non farla passare senza troppo preoccuparsene, perché una persona che quando è sola non mangia e quando è in compagnia di strafoga chiaramente non sta bene e ha bisogno di aiuto, non di un semplice “devi mangiare!” ordinato un po’ a caso di tanto in tanto.

 

Ma mettiamo da parte la questione cibo, che è una cosa per la quale mi infervoro anche troppo, lo so (ognuno ha il suo punto debole e questa volta è stato toccato involontariamente il mio), e passiamo a parlare di quanto sia interessante il ruolo che ricopre la mitologia norrena in questo libro. L’ho sempre trovata una delle mitologie più interessanti fra quelle esistenti. I paesi scandinavi mi hanno sempre attratta e trovare un’autrice emergente disposta a introdurre nella sua storia importanti elementi che riguardano i Paesi nordici è stata per me una grande fortuna.

Ho apprezzato come la storia si snodi essenzialmente su due piani: quello presente, e predominante, in cui i personaggi vivono il qui e l’ora delle loro amicizie e dei loro amori, e quello passato, fatto di perdita e tristezze, ma anche di sentimenti che trascendono il tempo e che ti portano in un mondo lontano, fatto di accenni e di ricordi frammentati.

Artemisia scopre il passato della sua famiglia a tasselli, in modo lento e graduato. Viene chiamata a incontrare una nuova se stessa, a rispolverare una vita incredibile seppellita nella storia. Questo è stato un punto a favore della Toti: ha saputo non affrettare le cose. Sebbene gli eventi narrati risultino a volte ripetitivi (un sacco di cene fuori, locali e lezioni di hip hop), hanno sicuramente tutti contribuito a non arrivare subito al nocciolo della trama. Buona cosa, a mio avviso.

 

E ovviamente, come in ogni bella storia che si rispetti, fra mitologia e magia, abbiamo anche tempo per l’amore, quello con la A maiuscola, scritto nelle stelle e tutte quelle cose romantiche con cui non sono mai stata troppo brava.

Anche il protagonista maschile, Roy, non è il solito giovane aitante, biondo, occhi azzurri e muscolo guizzante, ma qui non vi svelo niente, perché sarà interessante scoprire quali misteri nasconde il nostro baldanzoso eroe maschile, dal carattere decisamente schivo e riservato, ma capace al tempo stesso di un amore e una dedizione che hanno dell’invidiabile.

 

Passiamo adesso a un paio di questioncine dolcenti. Come già detto, la storia è interamente narrata in prima persona, tuttavia l’autrice sente di tanto in tanto la necessità di inserire conversazioni che la protagonista non ha sentito o scene in cui non è presente. In questi casi finisce che ci troviamo di fronte a uno strano evento: Artemisia parla di cose che non può sapere. Ad esempio, c’è un momento in cui lei ci racconta di una discussione avvenuta fra la sua migliore amica e il già citato Roy, peccato che Artemisia in quel momento non sia nella stanza con loro. Quindi sorge spontaneo il dubbio: come fa a sapere quello che si sono detti? Questa è stata una scelta stilistica che non ho molto apprezzato. Capisco il voler dire certe cose per agevolare il lettore nella comprensione dell’universo creato, soprattutto quando in questo universo sono presenti elementi magici con cui bisogna prendere confidenza, ma ci sono modi più consoni per farlo, senza dover far narrare scene a una protagonista estranea alla vicenda in questione.

 

Un’altra cosa che mi ha lasciata non del tutto soddisfatta è stato il finale, in cui troppe questioni vengono lasciate in sospeso, almeno per me – e qui magari faccio un pochino di spoiler, cercherò di essere il più velata possibile, nel caso passate ancora una volta al paragrafo successivo, così da non rovinarvi la lettura. Alla fine della storia, Artemisia non acquista la totale consapevolezza di sé, non impara a controllarsi, a mala pena conosce la nuova se stessa con cui dovrà fare i conti per il resto della sua vita. Ma la cosa che mi ha lasciata più perplessa è il fatto che l’autrice ha sottolineato per tutto il libro come Genna, una cara amica di Artemisia, sia cambiata da quando ha una relazione con un certo Amos. Verso il finale del libro Artemisia arriva persino a vedere un’aurea di negatività che circonda la ragazza. Ma alla fine non si capisce bene a cosa questa aurea sia dovuta, se è una cosa legata a delle presenze malvage o a un influsso negativo del già citato Amos, di cui Genna è in qualche modo succube. Insomma, ci sono un paio di cose che non ho trovato del tutto definite, e personaggi il cui ruolo nella storia non mi è parso definito al 100%. Quindi spero vivamente che prima o poi ci sarà un seguito di questo libro, perché così mi ha lasciata un po’ l’amaro in bocca. La storia è interessante, costruita bene, ma lascia troppi dubbi e si resta con dei grossi punti interrogativi a cui non si riesce a dare una risposta esauriente, si possono fare solo supposizioni – e ho paura che siano pure sbagliate, conoscendo la mia pessima perspicacia.

 

Il romanzo è nel complesso una lettura piacevole. Alessandra Toti è una scrittrice con molto potenziale, che alcune volte si perde in frasi strutturalmente un po’ confuse o innaturali e in alcuni errori di grammatica grossolani. È sinceramente innamorata dei suoi personaggi e cerca di renderli il più possibile realistici. A prescindere da quello che io personalmente possa aver apprezzato o meno – e molto in questi casi dipende dalle propensioni individuali –, non posso negare il grande lavoro dietro a questo romanzo.

Quindi, nonostante tutte le problematiche che ho rilevato, questa è una storia che merita una possibilità, perché il mondo che la Toti si è impegnata a creare ha qualcosa di incredibilmente affascinante.

 

 

La recensione di Audrey.

 

 

 

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