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Titolo: Anime Bianche

Autrice: F.H. Burnett

Genere: classico - perle nescoste nella Tana

Caratteristiche: ebook - prima traduzione a cura di Annarita Tranfici - 78 p.

Trama: Ysobel è una ragazzina timida e minuta che non ha mai conosciuto i genitori e vive, assieme ai tutori Jean Braidfute e Angus Macayre, in un castello dall’aspetto austero immerso nella desolata brughiera scozzese. Fin dall’infanzia, la bambina mostra di essere dotata di un particolare “dono” che la rende diversa da tutti gli altri bambini; ella ha il “potere di vedere oltre le cose” e di entrare in contatto con le anime dei defunti, ormai libere dalle sofferenze e dalle paure dell’esistenza. “Le anime bianche” (“The White People” nella versione originale) è un romanzo breve in cui la celebre autrice dei ben più conosciuti “Il piccolo Lord” (1886) e “Il giardino segreto” (1911) presenta, attraverso gli occhi della propria protagonista, le sue personali considerazioni circa ciò che attende l’uomo dopo la morte. Si tratta di un racconto carico di motivi gotici, di verità e saggezza, in cui emergono non soltanto il talento narrativo dell’autrice ma anche alcuni dettagli che rimandano al personale rapporto con il suo primogenito e con la religione.

 

 

 

Recensione della Tana:

 

‘Anime Bianche’ – 'The White People' nella versione originale – è uno dei libri minori di F.H Burnett. Mi permetto di definirlo tale perché fino ad ora non era mai stato pubblicato in Italia e rispetto ad altre opere dell’autrice, come ‘Il piccolo Lord’ o ‘Il giardino segreto’ era rimasto nell’ombra. Ombra che gli è valso l’accesso in questa Tana, dove sono benvenute tutte quelle opere che, essendo all’inizio del loro percorso, possono essere definite emergenti.

‘Anime Bianche’ si presenta come un romanzo dagli aspetti gotici nei suoi risvolti pieni di mistero, sfuggevole tocca e fuga con la morte, ambientazioni solitarie, tetre ma singolari e abbaglianti e la presenza di anime, per l’appunto anime bianche. Ciò che colpisce è la capacità dell’autrice di insinuare un dubbio nella mente del lettore e poi dipanarlo così lentamente che si arriva alla fine accorgendosi di aver scoperto la verità pagine, molte pagine, prime. Forse nel momento stesso in cui si instaura il dubbio, poco dopo, la sensazione di una rivelazione è così presente che, nel bene o nel male, la mente parte così fitta a cercare, a carpire una soluzione, che Ysobel e i suoi misteri non possono non essere presente nei nostri pensieri anche mentre non stiamo leggendo.

E’ Ysobel, dunque, la protagonista di questo romanzo. Oserei descriverla come una di quelle protagoniste che non ama il palco tutto per sé. No, lei è una ragazzina che si sente a proprio agio se può, da un angolo imprecisato della stanza, osservare tutti gli altri ospiti che dovrebbero farle compagnia. Dico ospiti, perché nel tempo in cui è ambientata la storia, ricevimenti, feste, balli, sono lo svago più frequente e sono le porte d’ingresso verso la società più altolocata. Ma Ysobel di questo non vuole sentirne parlare, lei è una ricca ereditiera questo è vero, ma non certo per sua scelta. E’ nata e già il suo destino era stato segnato su qualche agenda delle divinità del fato…

 

Un passaggio del romanzo mi è rimasto impresso più degli altri, un’immagine che verrà più volte ripresa è la morte della madre di Ysobel. Credo che in questa descrizione sia intriso il fulcro stesso del romanzo e cioè perché Ysobel sa ascoltare e vedere più di chi la circonda...
Sua madre è distesa a letto, morta, ma sembra avere il viso e tutto il corpo tesi, come ad ascoltare qualcosa. Un suono che dapprima è lontano ma che poi si avvicina così tanto fino a sfiorarla, ed è allora che nella morte trova la sua serenità come se avesse finalmente raggiunto il luogo in cui questo suono è nato o la persona amata che lo ha emesso… come una scia di briciole per farli incontrare di nuovo e per sempre. Ysobel è nata mentre la madre era in ascolto e anche lei, ora, ha la capacità di sentire, vedere, carpire cose nella nebbia che noi purtroppo non riusciamo nemmeno a immaginare.

 

‘Anime Bianche’ non è solo un romanzo dagli svolti misteriosi e profondi, è anche una ricerca di se stessi, un riscoprirsi di Ysobel e delle persone che le stanno accanto, sia di chi l’ha sempre cresciuta che di coloro che incontrerà a un ricevimento dato dal suo tutore a Londra. Sarà grazie a questo incontro che le cose cambieranno e Ysobel inizierà a capire, oltre che solo vedere, le cosiddette anime bianche che l’hanno accompagnata fin da quando ha ricordo della sua infanzia.

‘Anime Bianche’ è anche un profondo scrivere delle paure degli essere umani, di un’introspezione così profonda che finito il libro ci si ritrova e riflettere su quanto accaduto. Appena si legge la parola fine si percepisce quasi il desiderio di volere di più, di sapere come Ysobel procederà adesso con la sua vita, ma più si riflette, e più ci si rende conto che l’autrice ha scritto tutto ciò che c’era da dire e che forse un più non è poi necessario.

 

Credo che questo romanzo, non pubblicato in Italia fino ad ora, sia una lettura piacevole, scorrevole, e con quello stile che caratterizza una scrittrice vogliosa di condividere le proprie storie con il mondo. Il mondo sì, ma non solo della sua epoca, ma anche della nostra e sicuramente di quella futura!

 

In ‘Anime Bianche’ ciò che fa la differenza sono le descrizioni… narrazioni degli stati d’animo ma anche degli ambienti che Ysobel visita durante i suoi viaggi e il suo abitare. Sono parti del romanzo in cui il lettore può immaginarsi ogni cosa che lei vede, tocca o la immerge, proprio come quella nebbia della sua tanto amata collina, a dirimpetto del castello di Muircarrie, dove è solita recarsi e abbandonarsi alle percezioni. Ammetto che mi piacerebbe visitare questi stessi luoghi e la Scozia tutta se potessi incontrare una sola parte dei luoghi vissuti da Ysobel!

 

Consiglio questo romanzo, ancora solo in ebook alla scrittura di questa recensione, a chiunque voglia lasciarsi immergere in un velo bianco e nebbioso, fino a che alla fine della lettura, se ne riemerga con nuova consapevolezze e quella sensazione di essere stati arricchiti, dentro, senza fare nessuno sforzo.

 

 ***

 

‘The White People’ è stato tradotto in Italia, per la prima volta da Annarita Tranfici, la quale lavora come traduttrice ed editor freelance. Per saperne di più sulla sua persona rimando al suo profilo fb, raggiungibile cliccando sul suo nome qui sopra o a fianco della copertina del romanzo.

 

 

 

-Hanna McHonnor

 

 

 

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